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	<title>CER &#8211; Pierluigi Papi</title>
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		<title>Allerta siccità nella Romagna Occidentale</title>
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				<pubDate>Fri, 28 Feb 2020 11:43:30 +0000</pubDate>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Come è ormai triste abitudine, anche il 2020 è partito all’insegna dell’anomalia climatica, particolarmente accentuata nell’Italia centro-settentrionale e l’area della Romagna Occidentale non ne è stata esente. L’effetto combinato di temperature straordinariamente elevate e totale assenza di precipitazioni non poteva che ripercuotersi sulle produzioni agricole, sia per l’anticipo delle fioriture, sia per la necessità di compensare il mancato apporto della pioggia con un adeguato approvvigionamento idrico.</p>
<p>Il <strong>Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale è quindi già intervenuto nell’attività di fornitura di acqua per l’irrigazione delle colture agricole</strong>, attraverso la rete distributiva in pressione e l’alimentazione dei vettori irrigui a cielo aperto.</p>
<p>Ad avere maggiore necessità di approvvigionamento idrico in questi mesi è il distretto di pianura, in dove sono pervenute numerose richieste da parte di aziende che prevalentemente coltivano il bietolotto (ma anche altre orticole da seme e cipolle). Nelle sole province di Ravenna, Bologna, Ferrara e Forlì-Cesena la superficie di terreno agricolo in cui si pratica questa coltura è di 6.500 ettari, dato che rappresenta il 90% della produzione nazionale e il 50% di quello europeo. Minori problematiche si sono registrate nell’area collinare, dove comunque è stato necessario sostenere i nuovi impianti frutticoli con l’acqua degli invasi/laghetti artificiali.</p>
<p><strong>Il lavoro del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale si è dimostrato molto impegnativo, in quanto svolto in condizioni critiche al di fuori dell’ordinaria stagione irrigua</strong> che, di norma, va da metà marzo a fine ottobre. Tale periodicità è determinata dalla funzionalità del CER – Canale Emiliano Romagnolo, la più lunga asta irrigua italiana (133 chilometri da Selvatonica di Bondeno, in provincia di Ferrara, a Rimini), che costituisce la quasi esclusiva fonte di approvvigionamento idrico delle reti irrigue di questo territorio.</p>
<p>Per tale motivo, <strong>il Consorzio della Romagna Occidentale si è innanzitutto organizzato per attivare i propri sistemi irrigui tramite fonti alternative a quelle del CER</strong>. Sin dai primi giorni di febbraio l’ente ha avviato un servizio di messaggistica per chiedere alle aziende agricole potenzialmente interessate di segnalare eventuali esigenze di irrigazione anticipata. Questo ha consentito di avere un quadro conoscitivo completo, estremamente utile per poter programmare tutte le complesse operazioni necessarie per l’attivazione dei vari sistemi irrigui, assicurando nel contempo una distribuzione efficiente. Ciò ha comportato anche l’istituzione anticipata di un servizio di reperibilità irrigua a partire dal 7 febbraio. È stato inoltre necessario effettuare prestazioni di lavoro straordinario per vigilare costantemente sul corretto funzionamento delle opere e per intervenire tempestivamente sulle criticità rilevate. <strong>A partire dalla metà di febbraio è stato così possibile alimentare canali vettori </strong><strong>e reti distributive in pressione a beneficio delle aziende agricole che avevano avanzato richiesta di irrigazione anticipata</strong>. Si è utilizzata a tale scopo anche l’acqua precedentemente invasata nei bacini di accumulo delle centrali di pompaggio e nell’asta del CER prima dell’interruzione del funzionamento del canale. <strong>Finora si sono riuscite a soddisfare le richieste di 135 aziende agricole per una superficie bagnata complessiva di oltre 1.000 ettari</strong>. In questi ultimi giorni, poi, in anticipo rispetto alla data programmata, è ripartito anche l’esercizio ordinario del CER, il che fornisce maggiori garanzie sulla disponibilità d’acqua per le produzioni agricole. Il CER ha, infatti, attivato tutti i suoi impianti di sollevamento idraulico, portando a livelli “quasi estivi”, le quote di risorsa idrica presenti all’interno dell’alveo, che serve tutto il comparto agricolo di Romagna e parte dell’Emilia Orientale. Quest’anno le manutenzioni invernali sono state notevolmente impattanti sulla funzionalità dell’asta irrigua: oltre agli ordinari controlli di sicurezza sulle elettropompe, è stato ricostruito integralmente un tratto di rivestimento lungo circa 1 chilometro. Tecnicamente la manutenzione invernale, realizzata quest’anno e che proseguirà per altri cinque, impedisce il prelievo delle acque dal fiume Po, che a sua volta in questi giorni sta registrando livelli idrometrici inferiori alla media stagionale nelle 5 stazioni: Piacenza 0,22 metri, Cremona -6,05 metri, Boretto -1,85 metri, Borgoforte -0,92 metri, Pontelagoscuro -4,65 metri (dati del 19-20 febbraio).</p>
<p>«<em>Visto che ci troviamo e ci troveremo sempre più di frequente ad avere a che fare che le anomalie del clima, è auspicabile quanto prima la realizzazione di un piano nazionale invasi, da anni auspicato e richiesto dall’ANBI, l’Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue</em> – sottolinea <strong>Alberto Asioli, Presidente del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale</strong> – <em>Spero, inoltre, che venga convocata con urgenza la cabina di regia da parte dell’AIPo, l’Agenzia Interregionale per il fiume Po, per programmare e controllare l’utilizzo dell’acqua del Po, attualmente ad appannaggio delle regioni a Nord del fiume». Conclude Asioli: «Occorre anche riprendere a finanziare le opere irrigue ed è necessario promuovere sempre di più un’agricoltura di precisione che consenta un uso attento e parsimonioso dell’importante risorsa acqua attraverso le più efficienti tecniche irrigue</em>».</p>
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		<title>Siccità nella Romagna Occidentale: la situazione e cosa è stato fatto</title>
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				<pubDate>Sun, 17 Mar 2019 08:34:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pierluigi Papi]]></dc:creator>
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<p>I dati di piovosità sono impietosi. Rispetto alla pioggia media misurata nel periodo che va dal 1993 al 2019, pari a 47 mm, la pioggia caduta nel mese di febbraio misurata dal pluviografo installato presso la sede del <strong>Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale</strong> a Lugo è di appena 7,8 mm, quindi inferiore dell’83%. Altrettanto preoccupante è lo stesso confronto riferito al periodo dicembre-febbraio, che fa risultare un deficit di piovosità media del 58%. Il tutto avviene in un contesto di generale aumento delle temperature. Secondo i dati diffusi dall’osservatorio dell’Arpae, la temperatura media rilevata nella regione Emilia Romagna nel periodo dal ’91 al 2018 è cresciuta di 1,1 gradi rispetto al trentennio precedente.</p>
<p>Il <strong>Consorzio di bonifica è quindi già intervenuto nell’attività di fornitura di acqua per l’irrigazione delle colture agricole</strong>, attraverso la rete distributiva in pressione e l’alimentazione dei vettori irrigui a cielo aperto.</p>
<p>«<em>Anche nel nostro comprensorio, come in tutta la regione e in gran parte d’Italia, ci sono molte preoccupazioni per il protrarsi del periodo di siccità </em>&#8211; afferma il <strong>Presidente del Consorzio Alberto Asioli</strong> &#8211;<em> Senza acqua per irrigazione non si avrebbero raccolti, quindi, oltre alla mancanza dei prodotti verrebbe meno anche l&#8217;occupazione in campagna e in tutto il settore dell&#8217;indotto. Anche per questo motivo il Consorzio si è da subito impegnato </em><em>e siamo riusciti a soddisfare tutte le richieste irrigue che ci sono pervenute, svolgendo un lavoro attento e oculato su tutta la nostra rete idrica di pianura»</em>.</p>
<p>Ad avere maggiore necessità di approvvigionamento idrico in questi mesi (febbraio e marzo) è stato il distretto di pianura, in particolare <strong>l’area della “bassa Romagna”</strong> dove sono <strong>pervenute richieste per complessivi 1.500 ettari circa, </strong>destinati prevalentemente alla coltivazione del bietolotto, ma anche altre orticole da seme e cipolle. Tutte colture che in questa fase di semina e di trapianto necessitano di acqua.</p>
<p><strong>Il lavoro del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale si è dimostrato molto impegnativo, in quanto svolto in condizioni critiche </strong>al di fuori dell’ordinaria stagione irrigua che, di norma va da metà marzo a fine ottobre. Tale periodicità è determinata dalla funzionalità del CER – Canale Emiliano Romagnolo, che costituisce la quasi esclusiva fonte di approvvigionamento idrico delle reti irrigue di questo territorio. Dai primi di novembre a inizio marzo, infatti, l’acqua del CER è praticamente “inutilizzabile”, principalmente per due motivi: la presenza di cantieri di manutenzione ordinaria e straordinaria per i quali si rende necessario interrompere l’alimentazione idrica del canale, che vengono concentrati nel periodo invernale al fine di scongiurare il rischio di un blocco del sistema nel pieno della stagione irrigua; l’esigenza di riservare, nel periodo di interruzione dell’esercizio, un minimo di portata per l’uso prioritario civile. A questi, fattori, ad inizio febbraio si è aggiunta la circostanza eccezionale dell’esondazione del fiume Reno, a seguito della quale il CER ha dovuto farsi carico di invasare parte delle acque fuoriuscite, raccolte in prima battuta dai canali di bonifica (quindi acque “sporche” e non utilizzabili comunque ai fini dell’irrigazione), per evitare che venissero inondati diversi paesi della pianura bolognese.</p>
<p><strong>Il Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale si è quindi trovato a gestire la crisi idrica senza la possibilità di attingere acqua dal CER</strong>. Grazie a un lavoro e una organizzazione capillare, frutto della conoscenza di chi è quotidianamente impegnato sul territorio, si è dunque sopperito: effettuando <strong>minimi prelievi da fonti alternative </strong>(Senio-Canale dei Mulini) e, soprattutto, <strong>utilizzando l’acqua di scolo presente nei canali di bonifica</strong>; attraverso un <strong>intervento coordinato e in tempo reale di azionamento delle varie paratoie e sostegni irrigui presenti nella rete di bonifica per far arrivare senza sprechi l’acqua là dove serviva</strong>.</p>
<p>Si stima che per questo tipo di irrigazione di soccorso sia stato impiegato un volume di <strong>circa mezzo milione di metri cubi</strong> <strong>di acqua</strong>, il che ha comportato un lavoro dedicato di quasi 5.000 ore.</p>
<p>In questo modo sono state salvaguardate produzioni della massima importanza per il sostegno al reddito delle imprese agricole, ma al contempo anche le opere di scolo e con esse il territorio nel suo insieme.</p>
<p>Dal 1° marzo il CER ha poi ripreso l’esercizio normale e, dopo qualche giorno, l’acqua è arrivata anche al territorio romagnolo. In questo momento tutte le attività d’irrigazione si stanno svolgendo secondo i canoni ordinari, anche se in anticipo di 15 giorni rispetto al normale inizio della stagione irrigua.</p>
<p>Le previsioni meteo non danno però per tutto il mese di marzo precipitazioni significative in grado di portare benefici all’agricoltura e all’approvvigionamento idrico che per il nostro territorio dipende dal fiume Po, dal quale il CER attinge, il cui livello delle acque potrebbe presto andare in sofferenza. E questo desta ovviamente qualche preoccupazione in vista del passare dei mesi, dell’innalzarsi delle temperature e dell’aumento delle colture che avranno necessità d’irrigazione.</p>
<p>Va ricordato che nel territorio regionale l’aumento della temperatura massima è ancora più accentuato rispetto alla temperatura media, essendo risultato, nel confronto tra i periodi ’91-2018 e ’61-’90, pari addirittura a 1,4 gradi. Né va dimenticato che, proprio nel territorio della Romagna Occidentale, si è registrata nell’estate del 2017 la temperatura record di 42,5 gradi a Brisighella.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.pierluigipapi.com/siccita-nella-romagna-occidentale-la-situazione-e-cosa-e-stato-fatto/">Siccità nella Romagna Occidentale: la situazione e cosa è stato fatto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.pierluigipapi.com">Pierluigi Papi</a>.</p>
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