Ogni vendemmia racconta una storia. Quella del 2025, per la Cantina di Venosa, è la storia di un equilibrio raro tra natura, esperienza e passione. Un’annata che, fin dai primi segnali in primavera, lasciava intuire il suo potenziale straordinario.
Quest’anno sono stati raccolti 48.000 quintali di uve, di cui 40.000 di Aglianico, il vitigno che più di ogni altro rappresenta l’anima del Vulture. La parte restante è composta da Moscato, Malvasia, Greco e Merlot, varietà che arricchiscono i progetti paralleli della cantina, portando sfumature diverse ma sempre coerenti con l’identità del territorio.
«La qualità delle uve è stata davvero impeccabile. Abbiamo avuto grappoli perfetti, con aromi intensi, profumi puliti e un’integrità che raramente si riscontra in modo così diffuso. Ma ciò che più ci ha colpito è stata l’armonia tra acidità, maturità e concentrazione: tre elementi che rendono i vini vivi, espressivi e profondi», spiega Donato Gentile, Enologo di Cantina di Venosa, che prosegue «Il merito va anche a una stagione climatica ideale: una primavera fresca, che ha favorito la formazione di acidi naturali e profumi nitidi, seguita da un’estate asciutta e un autunno luminoso e regolare, che hanno permesso una maturazione lenta e completa. Ne sono nati bianchi e rosati vibranti, ricchi di freschezza e slancio, e rossi intensi, eleganti e dal grande potenziale evolutivo».
Il risultato è una gamma di vini che esprime autenticità, equilibrio e territorialità, caratteristiche che da sempre contraddistinguono Cantina di Venosa, custode di una storia che unisce tradizione e innovazione nel cuore del Vulture.
«Ogni anno impariamo qualcosa di nuovo dal nostro territorio, ma il 2025 ci ha ricordato quanto la natura, quando è rispettata, sappia regalarci emozioni sincere. Questa vendemmia ne è la prova più bella», sottolinea Francesco Perillo, Presidente di Cantina di Venosa.